“Il corto ha una storia particolare. Tutto ciò che si racconta in Vibrata è vero. Il corto nasce
dall’improvvisazione unita al racconto di questi avvenimenti. Per il 90% delle riprese è stata buona
la prima. Non c’era una sceneggiatura definita, ma alla fine la morale e il senso sono venuti fuori:
discorsi insulsi, gente perditempo, luoghi piatti, mancanza di rispetto per la morte e per gli amici. In
definitiva c’è la rappresentazione desolante della becera realtà di una cittadina. Il dialetto con cui si
esprimono i personaggi è caratterizzante per la circoscrizione dell’ambiente. I due protagonisti, io e
Stefano, parlano due dialetti leggermente differenti denotando le differenze generazionali…”
Duccio Di Monte, protagonista di “Vibrata”.
da un intervista di “Re-volver”, trimestrale indipendente di cultura.




